Rassegna Stampa
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Sen. Soliani -intervento su autismo in aula senato

SENATO DELLA REPUBBLICA
Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 561 del 01/06/2011


Intervento nel corso della discussione e approvazione della mozione n. 355 sull'autismo  1 giugno 2011

SOLIANI . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, cosa fa il nostro Paese per i suoi cittadini che hanno disturbi dello spettro autistico? Li conosce? Sa della complessità della loro vita? È sulle risposte a queste domande che si concentra oggi l'attenzione dell'Aula del Senato, grazie alla mozione, a prima firma della collega Biondelli, al nostro esame, che intende impegnare il Governo, ma direi la Repubblica, affinché i diritti di cittadinanza non vengano mai meno, anzi siano rafforzati nei percorsi di vita che presentano problemi tra i più difficili da affrontare. Troppa è ancora la distanza tra le difficoltà che i disturbi dell'autismo comportano e le risposte scientifiche, sanitarie e sociali che oggi vengono offerte, tra il diritto all'autonomia, diciamo pure alla libertà, all'inclusione sociale e lavorativa, alla partecipazione, e la dipendenza che invece solitamente registriamo.
In Italia si può e si deve fare di più. Questo innanzitutto è ciò che vogliamo dire oggi.

Si può fare di più sul piano della ricerca, sulla quale è fondamentale investire, anche in vista di una qualche forma di prevenzione.

Si può fare di più sulla specializzazione, capillare, dei medici, sia della fascia pediatrico-adolescenziale sia dell'età adulta, perché i problemi dell'autismo non finiscono a 18 anni, ma continuano.

Si può fare di più sui percorsi scolastici e su quelli lavorativi, sull'organizzazione degli spazi di vita, in casa e fuori, nei luoghi pubblici ed in quelli di vacanza, sulle relazioni sociali.

Si può fare di più sul sostegno alle famiglie, spesso in solitudine di fronte al problema, costrette a spese elevate, vittime di illusioni.

Si può fare di più sull'informazione, perché l'opinione pubblica sia consapevole.

Si può fare di più sulla formazione degli operatori.

I disturbi dell'autismo da anni sono studiati dagli organismi internazionali della sanità e dai centri di ricerca. Vogliamo che l'Italia ne sia partecipe in modo più robusto e vogliamo che sia assicurata in tutto il territorio nazionale una rete di servizi, osservatori, centri diagnostici e assistenziali, che integri i servizi sanitari, la scuola, i percorsi sociali e lavorativi, in modo che sia data sicurezza alle famiglie, facendo sentire al loro fianco le strutture pubbliche e l'intera società.

Noi oggi possiamo e dobbiamo dare indicazioni precise al Governo per un impegno che consenta di fare passi avanti sulla strada che pure si è aperta in questi anni. Il Tavolo nazionale di lavoro sull'autismo, che nel febbraio 2008 ha presentato la sua relazione finale, ricca di indicazioni, può concludere l'elaborazione delle linee-guida, che auspichiamo possano essere emanate al più presto. È necessaria una strategia nazionale, fondata sulla integrazione delle politiche di tutti i Ministeri interessati (cito il Ministero della salute e quelli dell'istruzione, del lavoro, degli affari sociali), ed è al contempo necessario un coordinamento forte tra le Regioni perché in tutto il territorio nazionale si sviluppino programmi integrati. Ricordo che dal 2002 la Regione Marche e dal 2004 la Regione Emilia-Romagna hanno adottato linee-guide, emanando direttive alle ASL, ma ad oggi solo la metà delle Regioni lo ha fatto.

Occorre investire risorse: le ultime (500.000 euro) risalgono al 2007.

Si tratta della vita delle persone. Si tratta di numeri non irrilevanti e crescenti. Un luogo strategico dell'impegno delle strutture pubbliche è, come è noto, costituito dalla scuola, a partire da quella dell'infanzia: una scuola di tutti a misura di ciascuno, anche per i ragazzi autistici. La Costituzione vuol dire questo: essi non sono ai margini ma nel cuore della visione costituzionale. Già il Consiglio europeo dei diritti sociali, in materia di educazione degli alunni autistici, ha dichiarato in una sentenza che l'educazione non è tale se non è efficace: l'efficacia come principio democratico, che afferma la corrispondenza tra diritti e risultati. Per questo esistono i Parlamenti ed i Governi. Per questo si battono i cittadini: semplicemente per questo, perché ai diritti corrispondano i risultati.

Se partiamo dalle esperienze dei ragazzi, di tutti i ragazzi, è chiaro che il numero eccessivo di alunni per classe, la diminuzione dei docenti e la loro precarietà, l'assenza o la discontinuità dell'insegnante di sostegno, la frammentazione dell'organizzazione scolastica, la diminuzione del tempo-scuola, che i tagli colossali operati dal Governo hanno determinato in questi anni, mettono ostacoli al diritto all'istruzione, fino a vanificarlo. E questo vale per tutti e, soprattutto, per i ragazzi più deboli, come i ragazzi autistici, che hanno bisogno di attenzione, di relazione con gli altri, di tempo, di percorsi personalizzati; hanno bisogno della stabilità dei docenti.

La recente proposta legislativa di privatizzare l'area del sostegno nella scuola non potrebbe che peggiorare lo stato delle cose, così come deve essere chiaro che bisogna escludere ogni ritorno, sotto qualsiasi forma, di classi e scuole speciali.

Da anni il volontariato, soprattutto delle famiglie, ha aperto la strada alla società e alle istituzioni. Ha rotto il muro che le separava da una zona della vita, percorsa come altre, dal buio del dolore e dalla luce del risveglio. La federazione delle tre associazioni nazionali dell'autismo, che si chiama FANTASiA, ed altre associazioni che sono nate sul territorio, come AutAut di Reggio Emilia, chiedono strategie specifiche e metodologie avanzate di intervento, chiedono risorse adeguate, stabilità del personale della scuola.

Ad esse oggi vanno date le risposte che da un Paese civile attendono: dunque, che l'Italia sia all'altezza almeno dei livelli della ricerca scientifica, dell'elaborazione culturale e pedagogica, dell'impegno sociale che tanti soggetti, singoli e associati, pubblici e privati, hanno raggiunto con le sole forze dell'umanità, della competenza, della passione civile. Che le istituzioni rispondano dunque con tempestività, con organicità, con forte solidarietà perché il Paese cresca in civiltà e l'Italia torni ad essere leader in Europa e nel mondo nel campo nell'integrazione scolastica e sociale dei cittadini con disabilità. (Applausi dal Gruppo PD).
 
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